TERRITORIO

Un viaggio tra natura, cultura e memoria

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Scopri il paesaggio unico compreso tra i fiumi Oglio e Po, dove l'acqua ha modellato la terra e la vita delle comunità. L’Ecomuseo ti invita a esplorare borghi storici, percorsi naturalistici, tradizioni contadine e architetture rurali che raccontano un legame profondo tra uomo e ambiente. A piedi, in bicicletta o in barca, ogni itinerario è un’occasione per vivere un territorio autentico, ricco di storie e bellezza.

Radici d’acqua: l’identità di un territorio fluido

Tra le rive dell’Oglio e del Po si è sviluppata una cultura che affonda le sue radici nell’acqua, nella terra fertile e nei gesti quotidiani della vita rurale.L’Ecomuseo custodisce la memoria viva del territorio, rendendola accessibile attraverso archivi orali, oggetti, luoghi simbolici e testimonianze.

Paesaggi da scoprire: natura, percorsi e visioni

Il territorio ecomuseale è un mosaico di ambienti da esplorare: golene, campi coltivati, canali, boschi, borghi rurali e vie d’acqua. Camminare tra le Terre d’Acqua significa scoprire una bellezza lenta e autentica, dove ogni scorcio racconta un intreccio di natura, storia e presenza umana.



ELEMENTI IDENTITARI CONTEMPORANEI Nei secoli questo lembo di Pianura Padana si è contraddistinto per la sua morfologia particolarmente segnata da fattori idrologici, che ha condizionato storicamente un’unità sociale appartata (ma in ascolto sul mondo grazie agli scambi commerciali-culturali che avvenivano grazie alla presenza del fiume Po) rispetto alle altre terre padane, ed hanno condizionato e posto i presupposti per una individualità culturale, protrattasi fino ai giorni nostri. IL TERRITORIO E L’ACQUA, L’ELEMENTO PIÙ CARATTERIZZANTE IL FIUME La gente mantovana ha un rapporto con il fiume Po di estrema complessità, che dura da secoli e che cambia con l’evolversi delle situazioni politiche e socio-economiche. Oggi è quanto mai necessaria una informazione reale e concreta della realtà fluviale, delle sue molteplici possibilità di utilizzo: per la navigazione (sia commerciale che turistica), per l’agricoltura (coltivazioni e irrigazione), per lo sport ed il tempo libero, per il turismo, per l’enogastronomia, per l’arte (Chiese, musei, Patrimoni), per la cultura. Oggi il fiume si presenta come risultato dell’attività dell’uomo, compresi gli aspetti di degrado ambientale, ma anche quelli più preziosi come grande risorsa per la comunità.

La valorizzazione delle risorse artistiche e paesaggistiche, la promozione del territorio e del turismo, oggi potrebbero rappresentare importantissimi fattori di competitività. La navigazione con porti e imbarcazioni, il superamento del “diaframma liquido” con ponti occasionali, volanti, galleggianti e poi sospesi, l’energia idrica per i mulini natanti, la risorsa ittica e quella vegetale e animale (senza la quale in alcuni luoghi, i più bassi, non si sarebbe potuto sopravvivere) custodita nelle golene (e nelle loro lanche), i confini, i dazi, i problemi ambientali nati dalle variazioni del corso fluviale, la difesa del territorio dalle alluvioni, il drenaggio delle terre basse adiacenti. Ciascuno di questi aspetti si è evoluto nel tempo, e di ciascuno di questi aspetti oggi è ancora nettamente visibile una traccia, tutto quello che oggi esiste/è lavoro ed espressione della società, come riflesso delle trasformazioni storiche e morfologiche del territorio, lo dobbiamo alla presenza del Fiume (produzioni aziendali, produzioni agricole, prodotto tipico eno-gastronomico, commercio, paesaggio molto identificato, …). Imparare a decifrare quanto abbiamo intorno, porsi domande, riconoscere la nostra identità territoriale, perché solo conoscendo il passato si può leggere il presente e immaginare il futuro. Da paesaggio semi-palustre e fiore all’occhiello nell’economia agro-alimentare e industriale del paese Italia; da un paesaggio agreste alternato a grandi boschi planiziali a grandi appezzamenti terrieri, coltivazioni intensive e grandi zone industriali, da un paesaggio fluviale fulcro di vita e dell’economia locale ad un fiume quasi abbandonato: come siamo arrivati fin qui? Due i “momenti spartiacque” che hanno dato una svolta concreta e totalizzante al territorio, al paesaggio ed al tessuto sociale come li conosciamo oggi: la prima metà del ‘900, con le grandi opere di bonifica (impianti di prosciugamento e di irrigazione e strutturazione di una rete capillari di canali per agevolare il deflusso delle acque); gli anni ‘60 del ‘900, quando il mondo è cambiato, l’uomo ha abbandonato le fatiche domestiche e lavorative in favore di una vita più confortevole e meno dura, ma così ha abbandonato le campagne ed il fiume, e anche il paesaggio è iniziato a mutare.
I CANALI La costruzione di canali collettori, canali, canalette sopraelevate, impianti di risollevamento e piccoli fossati ha modificato l’assetto paesaggistico del territorio, e tutt’oggi questi cambiamenti “estetici” sono pesantemente in atto. Immaginando una visione dall’alto di queste zone, da territori per buona metà dell’anno paludosi, comunque poco antropizzati, con i secoli questo spazio si è prima riempito di campi ben distinti e coltivati, delimitati da fossi piantumati ad alberi, arbusti e canneti e da strade bianche (alcune piante avevano il ruolo di confine, e rappresentavano anche importanti punti di riferimento per l’orientamento), poi strade, poi si sono allargati i paesi, tutti ma soprattutto i capoluoghi e i centri di maggiore attrazione lavorativa, quindi si sono allargate le zone industriali. Piano piano, hanno iniziato a spopolarsi e a diminuire le tracce dell’uomo sul fiume, per riversarsi, contribuendo alla cementificazione della pianura, nei centri abitati, sempre più affamati di spazio. Nel tempo si sono quasi perduti i confini, i fossi boscati, per cedere il posto a campi enormi per la coltivazione intensiva di aziende agricole accorpatesi in una unica (meno aziende, più grandi e con etteri di campi a disposizione). Tutto questo è potuto accadere grazie alla suddivisione del territorio in bacini idraulici, alla costruzione di un fitto reticolo idraulico (a scopo di prosciugamento e irriguo) caratterizzato da canali, impianti di sollevamento, chiaviche, e opere idrauliche complesse. Tra queste, spicca l’impianto idrovoro di San Matteo delle Chiaviche: impianto edificato tra il 1923 ed il 1937, posizionato nel punto altimetricamente più depresso di tutto il territorio, tra i più importati in Italia e non solo (alla sua progettazione e costruzione) per dimensioni e per portata d’acqua. Nato con la possibilità di spostare fino a 53.000l acqua al secondo, con i lavori di sostituzione degli ultimi decenni (le pompe originali erano e sono ancora funzionanti, si è dovuto sostituirle con pompe più performanti per aumentare la portata perché, con l’aumento della cementificazione di tutto il territorio, la velocità con cui le acque meteoriche si riversano qui è aumentata drasticamente, oltre ad avere portate sempre maggiori dovute alle piogge molto intense e concentrate in pochi momenti dell’anno. Inoltre, per quanto riguarda gli impianti di prelievo a scopo irriguo, il problema si è iniziato a porre in conseguenza sia alla richiesta sempre maggiore di acqua (dovuta ad aziende agricole sempre più grandi), sia perché i mezzi/trattori destinati al prelievo, sono talmente migliorati e potenti da prelevare grosse quantità d’acqua in pochissimo tempo), oggi arriva a 70.000l. Di acqua al secondo. Ad oggi, solo il canale Bogina, diramazione del canale collettore principale Navarolo a sud-est del comune di Commessaggio, che esce in Oglio tramite la chiavica di Bocca Chiavica, per un accordo tra Parco Oglio Sud e Consorzio di Bonifica Navarolo (che ha tra i suoi compiti quello di manutenzionare, oltre ai canali, le loro sponde che di conseguenza dovrebbero rimanere pulite…..anche se la piantumazione gioverebbe contro l’erosione delle sponde, oltre a tutti i benefici a livello di filtro naturale rispetto ai prodotti per agevolare l’agricoltura, e, non per ultimo, come principale habitat vegetale e animale dopo le golene) resta come baluardo di un mendo animale e vegetale che è quasi scomparso, corridoio ecologico per tantissime specie (insetti, anfibi, piccoli e “grandi” mammiferi, e soprattutto per l’avifauna). Qui si effettuano visite guidate, progetti, manutenzioni mirate, tutto per sensibilizzare la popolazione (e non solo) all’importanza di questi luoghi (un’importanza concreta, non “vezzo ad appannaggio di pochi fanatici”). I canali, oltre alle loro funzioni di drenaggio, prosciugamento e irrigazione, sono stati anche una dispensa naturale le nostre popolazioni (pesci, rane, gamberetti di fiume, frutti, erbe selvatiche), fonte di materie prime (con le canne palustri si fabbricavano i solai delle case, i confini delle case e degli orti, la irregimentazione del Po mediante stabilizzazione delle sponde e la costruzione dei pennelli che deviavano l’erosione della corrente, legname, salici e vimini per la fabbricazione di utensili di uso domestico – tutto in vimini e legno), luogo di svago e di lavoro (ci si faceva il bagno, ci sia lavava il bucato – la bugada “ancora oggi il modo di dire “che bugada!!” rimanda proprio alla fatica di fare il bucato, quando i tessuti erano pesantissimi anche da asciutti, e andavano lavati, passati con la cenere facendo prima scaldare l’acqua, risciacquati, strizzati e stesi, un lavoro lunghissimo e particolarmente pesante). Oggi tutto questo rimane impresso nelle foto storiche, nella memoria di pochi, sostituito da una presa di distanza di questi canali che oggi contengono acqua che è il risultato dello scarto della civiltà moderna. Restano riflessi, i giochi di luce, le ombre, i tramonti specchiati, e tana amarezza. Nel territorio di pertinenza dei comuni aderenti all’Ecomuseo, spicca Viadana, che ne è anche capofila, come maggior centro antropizzato, urbanizzato, industrializzato e cementificato (nonostante la ancora importante presenza di campi coltivati in cui però si concentrano stalle sempre più grandi, impianti di biogas, campi fotovoltaici, lagune, ricoveri per le grandi attrezzature). Gli altri comuni, più piccoli, restano a prevalenza nettamente agricola, e si cullano ancora in territori prevalentemente verdi, circondati da una fitta rete di canali più o meno grandi, piccoli centri abitati e zone industriali satellite. Da alcuni dati statistici relativi alla variazione della produttività media per ettaro dei terreni, tra il 1929 ed il 1970 nella provincia di Mantova (fonte “Bonifica e programmazione in Lombardia, studi e ricerche sulla bonifica e sullo sviluppo”m 1978), si evince come i campi coltivati a mais siano passati da 19ql a 63ql, o come i prati irrigui siano addirittura passati da zero (...zero!) a 113ql. , e come, nello stesso periodo, la variazione della dotazione di capitale bestiame sia variata, per i bovini da 194.473 a 393.956, e soprattutto per i suini da 89.061 a 350.114. Invece, la popolazione attiva in agricoltura, tra il 1951 ed il 1970, è passata dal 54,7% al 25,4. Questi sono dati mostrano chiaramente quanto e come si sia modificato il paesaggio, insieme al tessuto socio-economico del territorio, dopo le grandi opere di bonifica integrale (di prosciugamento e irrigazione). Quindi l’acqua, in tutte le sue manifestazioni, si dimostra ancora una volta protagonista indiscussa di queste terre, d’acqua.

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Informazioni utili

Cosa vedere

Borghi rurali, vie d’acqua, musei, cascine storiche, pievi, paesaggi fluviali e riserve naturali: l’Ecomuseo ti guida alla scoperta di un territorio ricco di luoghi autentici, dove natura e memoria si intrecciano.

Come muoversi

Esplora il territorio a piedi, in bicicletta o in barca lungo percorsi segnalati tra fiumi, campagne e borghi. Consulta mappe e itinerari per scegliere il modo più sostenibile e coinvolgente di vivere l’Ecomuseo.

Cosa fare

Partecipa a visite guidate, laboratori, escursioni, eventi culturali e attività per famiglie. L’Ecomuseo offre esperienze per tutti, tra natura, storia e tradizioni locali. Scopri il calendario e costruisci il tuo itinerario.

Cosa mangiare

Gusta i sapori della cucina locale: prodotti, piatti tradizionali a base di riso, pesce di fiume e specialità contadine. Scopri agriturismi e trattorie dove assaporare la genuinità delle Terre d’Acqua.

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Introduzione

Il territorio fra Oglio e Po è un mosaico di natura e cultura, plasmato dal lento scorrere dei fiumi e dal lavoro di generazioni di uomini e donne.
Un tempo caratterizzato da vaste zone umide e foreste, fu progressivamente reso abitabile e fertile grazie ad argini, canali e opere idrauliche. Questo lungo processo di trasformazione ha richiesto fatica, ingegno e spirito comunitario.
Il Po ha sempre svolto un ruolo centrale: fonte di vita e risorsa economica, via di comunicazione e commercio, ma anche pericolo costante con le sue piene. Attorno a esso si sono sviluppati villaggi, attività agricole e tradizioni che ancora oggi caratterizzano la zona.
Accanto agli aspetti naturali, il territorio conserva una ricca biodiversità: golene, boschi fluviali, canali e campi coltivati convivono, offrendo ambienti di grande interesse per la fauna e la flora locali.
L’acqua ha influenzato ogni aspetto della vita: la pesca, i mulini, le coltivazioni, l’artigianato, fino al contrabbando che per secoli ha animato i villaggi rivieraschi.
Oggi questo paesaggio continua a trasformarsi, accogliendo nuove attività agricole e industriali, ma mantenendo vivo il suo legame con la memoria del passato.
Scoprire il territorio significa quindi comprendere come la relazione fra natura e cultura sia la vera essenza di queste terre, dove il fiume non è soltanto sfondo, ma protagonista assoluto.

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Cosa vedere

Visitare le Terre d’Acqua fra Oglio e Po è come entrare in un grande museo a cielo aperto.
I visitatori possono esplorare suggestive golene e zone umide, habitat naturali che ospitano uccelli, piante rare e scorci paesaggistici di grande fascino. Sono luoghi ideali per passeggiate, gite in bicicletta, escursioni guidate e attività di birdwatching.
I borghi storici custodiscono chiese, ville, cascine e piccole architetture che raccontano secoli di storia, mentre musei locali e collezioni etnografiche testimoniano la vita quotidiana legata al lavoro nei campi e all’acqua.
Lungo i fiumi si incontrano ponti, porticcioli, mulini e opere idrauliche che rivelano l’ingegno delle comunità e la loro capacità di convivere con un ambiente complesso.
Il territorio è ricco anche di tradizioni popolari: feste patronali, sagre, rievocazioni storiche e mercati agricoli permettono di entrare in contatto con l’anima autentica delle comunità locali.
I percorsi tematici guidano alla scoperta della bonifica, delle trasformazioni del paesaggio e delle attività rurali, offrendo esperienze che uniscono natura, cultura e gastronomia.
Ogni visita diventa così un viaggio attraverso luoghi, persone e memorie, capace di offrire un racconto corale e coinvolgente di queste terre d’acqua.

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Scopri, rispetta, partecipa

Visitare l’Ecomuseo Terre d’Acqua fra Oglio e Po è un’occasione per immergersi in un territorio autentico, dove natura, storia e comunità convivono in equilibrio. Che tu venga per una passeggiata lungo i fiumi, un itinerario culturale o un’esperienza nelle tradizioni locali, ci sono piccoli accorgimenti che rendono la tua visita più ricca e sostenibile. Ecco alcuni consigli per vivere al meglio il territorio. 

1. Segui il ritmo lento del paesaggio
Prenditi il tempo per osservare, ascoltare e assaporare: l’ecomuseo è fatto di dettagli, silenzi, suoni della natura e storie nascoste dietro ogni angolo. Lascia che siano i luoghi a dettare il passo.

2. Rispetta l’ambiente e le comunità locali
Cammina su sentieri segnalati, non lasciare rifiuti, rispetta flora, fauna e proprietà private. L’ecomuseo è un territorio vissuto: incontra le persone, ascolta le loro storie e contribuisci a mantenere vivo il legame tra uomo e natura.

3. Informati prima di partire
Consulta mappe, orari, punti d’interesse e condizioni dei percorsi. Alcuni luoghi possono essere visitati solo in determinati periodi o con guide locali: un po’ di preparazione ti permette di scoprire molto di più.